Cristiano, Trieste - 'La nostra speranza'


Quando mi viene chiesto di raccontare la mia esperienza al reparto di oncologia del Burlo di Trieste, di solito lo faccio con un velo di autoironia e concludo con una risatina...forse per sdrammatizzare quel tragico periodo che ho vissuto.

Questa volta mi è stato chiesto di essere serio, di dare una testimonianza nonché una speranza ai genitori e ai bambini che si soffermeranno su queste righe. La mia esperienza, come quella di tanti altri, è fatta di dolori e sofferenze che purtroppo accompagnano sempre queste lunghe malattie, ma preferisco non dilungarmi con frasi tratte da “il diario dell’ammalato”: so come si nuota nelle proprie lacrime e come si fa presto ad autocommiserarsi.

Per quanto mi riguarda, l’aspetto più importante che spesso, concentrandosi solo sullo stato “fisico”, si tende a trascurare è la sopravvivenza psicologica: siamo messi a dura prova, forse da Colui che vuole dirci qualcosa della vita. In quei momenti, quando il mondo ti cade letteralmente addosso, non è facile essere ottimisti, convincersi delle proprie forze e fidarsi delle mani esperte dei nostri medici e delle nostre infermiere. Ma, credetemi, è la sola cosa che può tenervi “svegli”: riuscire ad impegnare la mente, affinché questo periodo passi il più velocemente possibile, lasciando piccole cicatrici che un giorno saremo in grado di ricucire. Penso che nella vita le brutte esperienze abbiano un senso ed una spiegazione, almeno lo spero. Posso solamente affermare che queste situazioni temprano il carattere, nostro e delle persone che hanno sofferto assieme a noi, fanno apprezzare le cose semplici della vita, tante, troppe cose che ormai al giorno d’oggi sembrano essere scontate.