Francesco, un giorno ti dirò...


Lettera aperta di un padre al proprio figlio ... in lotta per la vita sin dalla nascita a motivo di una grave immunodeficienza congenita, e salvato grazie ad un intervento di trapianto di midollo osseo.

L'immensa gioia della tua nascita è durata lo spazio di pochi momenti, sopraffatta dalla grave immunodeficienza, ad esordio neonatale, che ti ha portato a lottare per la vita fin dai primi istanti e che ci ha crudelmente spinti, noi genitori al settimo cielo per un figlio tanto desiderato, in uno stato di incredulità per tutto quello di apparentemente irreale che ci stava accadendo intorno, incredulità che ben presto lasciava il posto ad un'angoscia cupa e terribile, a un'infinita paura nel chiederci quale sarebbe stato il futuro che ci aspettava.

Dopo qualche mese di ricerche per identificare esattamente la malattia (una rara forma di immunodeficienza congenita), ecco il terribile verdetto:  necessità del trapianto di midollo osseo, con tutto il calvario e tutte le incognite che questo comporta.

Eppure già da allora emergeva in te, come penso in tutti i bambini piccoli ma già adulti nel dover lottare per la vita, un inconsapevole coraggio e un’imprevedibile serenità nell'affrontare estenuanti terapie e continui ricoveri. 

Francesco, un giorno ti dirò di come ci sei stato maestro di vita, tu così piccolo ed apparentemente indifeso, nell'indicarci quel cammino fatto di immenso coraggio e tanta serenità, percorso obbligato per poter guardare ad un futuro migliore, per poter sperare in una vita libera dalla malattia, una vita che, se per gli altri è semplicemente normale, per noi è assolutamente meravigliosa.

Ti racconterò dell'intima sofferenza nel provare ad accarezzarti oltre il vetro della stanza sterile, in un'apoteosi di emozioni fatte di speranze, sconforti, paure e trepidazioni, senza poter essere in prima linea lì con te, anche se a combattere la battaglia per la vita avevi accanto la tua stupenda madre, colei che ti ha aperto le porte di questo mondo.

Dal momento della tua seconda nascita, il giorno del trapianto, sono passati più di tre anni, anni vissuti con ansia ed anche timore per il futuro, ma nello stesso tempo assaporati in ogni attimo con quell’immensa felicità che il tuo sorridere, il tuo crescere, semplicemente il tuo vivere quotidiano, ha portato e porta con sé. 

Nel vivere di oggi a volte capita di scontrarci con i mille piccoli problemi e le banalità di ogni giorno, e di attribuire loro una valenza che non meritano:  ecco allora il momento di elevarci al di sopra di tutto questo, di cambiare ottica nella vita quotidiana, per noi genitori ai quali il destino ha riservato ben altre preoccupazioni e paure nel cammino della vita.

Oggi, che ti vedo coccolare ed abbracciare teneramente la tua piccola sorellina Sofia, uniti in una famiglia felice, sono certo che saprai essere un fratello meraviglioso e ringrazio qualcuno lassù che, pur nella tragedia che il destino ci ha riservato, ci permette di assaporare queste piccole grandi gioie di ogni giorno, consapevoli che avrebbero potuto lasciare il posto ad una immensa tristezza se tu non fossi qui con noi.

Quando sarai più grande e leggerai questa lettera, caro Francesco, sono sicuro che capirai quanto amore ti abbiamo dato, e quanta felicità tu ci doni ogni giorno, uniti da un amore filiale così forte e potente, che ci ha permesso di superare questa terribile prova che il destino ha posto sulla tua e sulla nostra strada della vita.

Papà.